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Esperienze
d’allenamento e di gara |
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Pochi giorni fa mi sono ritrovato in occasione di un corso di aggiornamento per i tecnici di tiro, a esporre le mie esperienze riguardanti questa disciplina. Riflettendoci mi sono detto che le sensazioni e le scoperte avute nei miei 20 anni di pentathlon, di cui 10 in nazionale, possono essere utili a molti. Non mi permetto di ritenere che quel che vi dirò sono verità assolute, anzi…. la mia analisi dei vari sport va presa con le giuste distanze. Esporrò le mie esperienze e i miei punti di vista senza pensare minimamente che si tratti di leggi universali. L’analisi sarà prettamente soggettiva. Tiro Allenamento
Non sono mai
stato un forte tiratore, ma sempre un buon agonista. Gara
Per evitare
brutte sorprese l’esperienza mi ha insegnato delle piccole fondamentali
regole. Controllare nell’ultimo allenamento pre-gara che la pistola
regga il peso. Controllare prima di partire dall’hotel/casa che la
pistola all’interno della valigetta sia la propria. Accertarsi bene
dell’orario di inizio gara. Nella competizione non inserire mai il colpo
prima del caricare. Contare le sagome per essere certi che siano tutte e
venti. Controllare di non avere la sveglia sull’orologio programmata
proprio per quei momenti. Scherma Allenamento
L’errore più
grande che ho sempre visto fare e quello di cercare paranoicamente di
vincere. In gara la vittoria è l’unico fine, ma in allenamento
l’obiettivo è migliorare. Per fare questo bisogna provare, sperimentare,
mettersi alla prova e divertirsi. Di solito ogni volta che entro in
pedana cerco di rispettare un tema, che può riguardare tutta la seduta
di allenamento o quel singolo assalto. Più sono lontano dalle gare più
lavoro sulle situazioni a me meno consone, più mi avvicino
all’appuntamento che conta più cerco invece di perfezionare i miei punti
forti. Gara
Come già visto
nel tiro è fondamentale non commettere i classici errori di
superficialità. Accertarsi quindi che il materiale sia funzionante, che
le spade siano a norma (reggano peso e spessimetro), che sia completa
l’attrezzatura necessaria. Si evitano così molti problemi tra cui
stupide sanzioni. Nuoto - Corsa Allenamento Sono i due sport dove l’allenamento effettivo dura più tempo, è quindi più difficile mantenere l’attenzione ai particolari tecnici. A volte ci si distrae apposta per rendere più veloce la percezione della seduta. Ho sempre trovato comunque grande beneficio dalla costante cura della tecnica. Ho basato ogni mio impegno sull’ottimizzazione del gesto. Soprattutto a basse andature risulta più difficile non scadere in meccanismi errati che possono produrre vizi, maggiore fatica a causa dell’aumentata resistenza e perdita dell’efficacia dell’allenamento. Uno dei fattori che mi ha sempre aiutato molto in entrambe le discipline è la frequenza. Anche nel riscaldamento o nel defaticamento l’ho sempre tenuta medio-alta, riducendo chiaramente l’ampiezza della falcata o della bracciata, allo scopo di non indurirmi, di non sedermi nella corsa o di non affondare nel nuoto. Qui la gestione delle energie assume un importanza fondamentale. Spesso si tende ad esagerare l’impegno anche quando non è richiesto. Ho imparato a rispettare le indicative degli allenatori e ad interpretarle secondo la mia esperienza. Se mi è chiesto un lavoro aerobico, cerco di eseguirlo a quella andatura che mi permetterebbe di eseguire distanze anche doppie rispetto a quelle richieste. Cerco comunque di tenere le pulsazioni nel nuoto sotto le 135/min e nella corsa sotto le 160/min. Nel classico lavoro in soglia cerco di terminare il lavoro con la possibilità di effettuare ancora allo stesso ritmo un teorico 33% in più. Le pulsazioni qui le tengo sui 155-60/min per il nuoto e 179 per la corsa. Quando mi si chiede un VO2 max vado più forte possibile cercando quella massima andatura alla quale sono in grado di affrontare tutte le ripetute richiestemi. In pratica non parto forte per poi crollare ma cerco di avere un andatura il più possibile costante, il che vuol dire tenersi un po’ all’inizio per dare tutto alla fine. Quando invece mi si chiede di dare tutto e poi stringere i denti (resistenza lattacida) è l’unico momento in cui non metto limiti all’acceleratore. In tutti i lavori ho imparato che gestire male le forze partendo forte significa soffrire moltissimo, scadere sotto il profilo tecnico e soprattutto accumulare più lavoro del richiesto, sfalsando il programma dei carichi di lavoro. Partendo leggermente più piano si ha invece una migliore lucidità per curare tecnica, virate e amministrazione energetica. In molti lavori l’ideale è comunque mantenere il ritmo costante. Nella mia carriera ho affrontato situazioni di allenamento molto disparate. Dai grossi carichi chilometrici a periodi di alta qualità e basso metraggio. In entrambi ho avuto soddisfazioni cronometriche. Quello che ho però notato è che la quantità esagerata dà effetti negativi brevi, recuperabili con uno scarico adeguato, mentre la qualità esagerata mi ha sempre messo KO per più mesi consecutivi. Ciò vuol dire che con la quantità si ha meno possibilità di fare danni ed è quindi attuabile dalla moltitudine. La qualità dovrebbe invece essere riservata a quei pochi allenatori che sono capaci di valutare i giusti carichi. Circa lo scarico pre-gara non ho idee ben precise. Spesso non scarico ed arrivo bene alla competizione, altre volte scarico e in gara sono vuoto o viceversa. Mi è capitato in Coppa del Mondo di nuotare male in qualifica, sfogarmi nel giorno di riposo con 3 km soprattutto di misti, e poi in finale nuotare molto bene. Di solito se scarico troppo mi sento a disagio, anche verso le gare più importanti preferisco diminuire il carico progressivamente, senza ridurlo eccessivamente. Il giorno prima della gara riposo nel nuoto mentre faccio volentieri una corsa. Un fattore molto importante dell’ultima settimana pre-gara è quello di non farsi prendere la mano dalle aspettative. Per essere più sicuri del proprio stato di forma si è tentati continuamente di ricercare la prestazione. Bisogna invece avere la forza di sentirsi sicuri senza sprecare importantissime energie. Verso la gara preferisco curare le sensazioni e la tecnica senza quasi guardare il cronometro. Sarà in gara che utilizzerò quelle energie risparmiate e darò importanza ai tempi. Sarà lì che avrò riscontro della mia forma. In entrambe le discipline, negli ultimi 7 giorni, preferisco non andare più veloce dell’andatura di gara, cercando di ottimizzare quest’ultima. Gara
Le mie
interpretazioni di gara sono molto particolari e magari adatte a pochi.
Questo è il pensiero di molti anche se io penso che tutti o quasi
potrebbero fare come me. Non parto mai forte per evitare che l’acido in
eccesso mi impedisca di mantenere una tecnica ottimale. Così facendo
nella parte finale di gara mi ritrovo energie, lucidità e gesti tecnici
tali da farmi recuperare con gli interessi il terreno perso nella prima
metà. Ho imparato questa distribuzione dopo aver passato varie fasi. Ho
visto che quando partivo troppo deciso poi l’ultima parte di gara mi
bloccavo e perdevo tantissimo. Ho quindi cominciato a partire bene,
“riposarmi” nella parte centrale per poi avere un buon finale. Ma alla
fine il metodo che ho trovato di gran lunga più redditizio è quello
della progressione. Nel mondo non sono l’unico a pensarla così, Frolov,
Sedlecky, e altri campionissimi, distribuiscono le loro forze nella mia
stessa maniera. Sotto il punto di vista cronometrico un distribuzione
per me ideale è quella con un miglioramento di 5” a mille nella corsa
(per esempio a Berlino 2003 feci 3’05”, 3’00”, 2’54”) e una costanza
sugli ultimi tre 50 mt nel nuoto con il primo 7decimi più forte(esempio
31’8”, 32’5”, 32’5”, 32’5”). Anche qui sono riuscito in una vera e
propria progressione( tolto il 1° 50) ma già restare sugli stessi tempi
mi rende bene. Equitazione Allenamento L’aspetto più importante è senza dubbio l’assetto. Se questo è ottimale siamo già un bel passo avanti. Per migliorarlo ho trovato molti benefici nel lavoro senza staffe, nel lavorare ad inizio stagione con le staffe più lunghe, nell’alternare trotto seduto, sull’inforcatura o battendo la sella. Inizialmente stringere le gambe è faticosissimo poi imparando la giusta tecnica diventa via via più semplice grazie all’ottimizzazione del gesto. Molto mi ha aiutato il comprendere che a stringere devono essere le gambe (altezza polpaccio) sulla pancia del cavallo e non le ginocchia sulla sella. Fondamentale è comunque imporsi sull’animale. Per farlo dobbiamo mettere in campo una giusta dose di energie, è impensabile di sottometterlo senza la minima fatica. Nonostante la stanchezza, che spesso ci impigrisce, vale comunque la pena di investire su una sofferenza iniziale per assicurarsi un compito successivo molto più agevole. Per far comprendere al cavallo chi comanda siamo però spesso portati a metterci in contrasto con lui. Ci vorrebbe invece la giusta sensibilità per imporsi senza entrare in guerra. Di solito quello che mi fa comprendere quanto il cavallo risponda ai miei ordini sono le variazioni di ritmo che gli richiedo. L’equitazione è comunque secondo me uno degli sport più difficili da insegnare e da apprendere. Le variabili sono infinite. Il terreno, lo stato d’animo del cavaliere, la posizione del sole, lo stato psicofisico del cavallo, etc. possono determinare l’esito positivo o negativo del percorso. È quindi importante imparare a valutare tutto non lasciando nulla al caso. Se questo non lo si comincia a fare nell’allenamento non verrà certo spontaneo in gara. Gara
L’errore più
grande che mi ritrovo a fare e quello di rilassarmi. Se vedo che tutto
va per il meglio diminuisco l’attenzione e subito arriva il guaio.
Fondamentale è pensare ad ogni ostacolo come se si trattasse del più
importante. Il percorso non è altro che la concatenazione di 15 salti
singoli, ognuno dei quali deve essere affrontato al meglio. Non devono
esistere quelli più facili e quelli più difficili. Tutti sono importanti
allo stesso modo. Analisi generale Allenamento
Uno degli aspetti
più difficili dell’allenamento del pentathlon moderno è la gestione
delle energie. Non sempre gli allenatori delle varie discipline sono tra
loro in contatto e sintonia. Questo comporta grandi richieste e può
portare ad eccessivi carichi di lavoro. La stessa situazione si presenta
anche quando è l’atleta ad andare oltre le richieste ricevute. Spesso
per aumentare l’autostima si spingono troppo gli allenamenti rischiando
di entrare in un circolo vizioso del tipo: più sono stanco, più spingo
per comprovarmi di essere ancora competitivo, più spingo più aumento la
stanchezza, e così via. Fondamentale è anche instaurare con gli
allenatori un ottimo rapporto per essere sicuri che si lavori nella
stessa direzione e soprattutto per far in modo che quando gli si dica
qualcosa si venga ascoltati. A volte l’allenatore abituato a continui
lamenti non riesce a distinguere la solita lagna dalle vera stanchezza,
fattore molto grave ai fini della gestione dei carichi. Gara L’aspetto più importante è sempre l’obiettivo. Se entrassi in gara senza essermene prefissato uno, al primo intoppo cederei. La gara di pentathlon è una continua sequenza di imprevisti. Sono moltissime le situazioni in cui bisogna avere la forza di reagire. Serie di colpi o stoccate negative, il cavallo che si ribella, l’avversario che ti sorpassa nella corsa o una virata sbagliata ne sono solo un piccolo esempio. In tutte queste situazioni verrebbe naturale dire che non è giornata, rifugiarsi dietro a stupidi alibi e quindi continuare una gara già finita. Ragionando così saranno ben poche se non nessuna le competizioni con esito positivo. Per ovviare a questo ho trovato nell’obiettivo la chiave di lettura. Prima di iniziare definisco perfettamente quale sarà il mio scopo. Chiaramente punterò al massimo che le mie condizioni del momento mi permettono. Può essere la vittoria finale, come può essere un piazzamento nei dieci. Niente deve distogliermi dall’obiettivo. Ragionando così ho trovato in me energie inaspettate e la capacità di risolvere le situazioni più disperate. Quando tutto sembra andare male è importante sapere che non è mai tardi per invertire l’andamento degli eventi. A fine gara capita spesso di rimpiangere di aver mollato anche solo per un istante. A volte una stoccata, un punto sagoma o un secondo di corsa possono fare la grande differenza. Anche quando tutto sembra perso bisogna non mollare perché nel pentathlon non si sa mai cosa può succedere. Con l’equitazione a volte la classifica è stravolta. Anche la corsa può riservare grandi sorprese. L’avversario può andare molto peggio del previsto e io al contrario posso gareggiare oltre ogni mia aspettativa. Fino al traguardo non è mai detta. C’è chi negli ultimi 100mt crolla letteralmente riaprendo gare in apparenza concluse. Anche se a volte l’estrazione del cavallo può essere un vero handicap, bisogna comunque provare in ogni modo a risolvere la situazione. Un'altra parola d’ordine è niente rimpianti. Quando provi tutte le strade e non molli mai, a fine gara non puoi che essere soddisfatto di te stesso. Quando invece ti accontenti lasci spazio a dei pesantissimi “SE”. A volte tra un 8° e un 9° posto sembra non esserci differenza ma poi col tempo ti accorgi che quella posizione può essere determinante ai fini di una qualificazione, di una convocazione o di un migliore piazzamento nel ranking. Per non mollare mai ho imparato ad aggrapparmi ad ogni cosa. Quando l’obbiettivo viene meno, penso alle medie delle mie prove tecniche che non voglio abbassare, oppure penso che non sono mai uscito dalla posizione tot e che quindi non è questo il giorno per farlo. O ancora mi do responsabilità verso altri che non ho o mi invento promesse mai fatte. Aspetto importante della gara è poi l’alimentazione, soprattutto nella one day. Nel giorno prima della competizione preferisco il classico carico di carboidrati. Questi ultimi sono la base degli alimenti anche nel giorno stesso della gara. Mi sono trovato molto bene soprattutto all’estero, dove non si sa mai cosa ti danno nel sacco di gara, a portarmi le barrette di cereali. Soprattutto d’estate assumono un ruolo importante le bevande. Meglio se ricche di zuccheri e sali (200ml succo di frutta + 600ml di acqua + sale). Altro fattore importante nella one day è la distribuzione delle energie. È per questo che vengono ridotti i riscaldamenti e va ottimizzata la distribuzione delle energie, anche di quelle psichiche. In pratica i fattori fondamentali ai fini della prestazione sono molteplici e tutti vanno curari nei minimi particolari senza lasciare nulla al caso. Andrea Valentini |