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Atleta dell'anno 1993 |
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Foghetti e Toraldo Campioni italiani Assoluti e finalisti alla Coppa del Mondo: i migliori della stagione... e si guarda al futuro.
Federica Foghetti ![]()
Dedicato a? È
la prima domanda che rivolgiamo a Federica Foghetti, campionessa italiana
'93 e finalista in Coppa del Mondo. Per lei un anno molto bello dal punto
di vista sportivo, ma molto triste per la scomparsa di suo padre. «Dedicato
a papà naturalmente, che ha sempre creduto nelle mie qualità agonistiche
ed ha sempre seguito con la famiglia tutti i momenti più o meno difficili
dell'iter sportivo. Sono
molto soddisfatta per i risultati del 1993, soprattutto per la vittoria
nella prova di Coppa del Mondo a Roma, nello scorso mese di giugno, perché
mio padre ha potuto seguirla in televisione dall'ospedale. Un rimpianto è
che invece non abbia potuto vedere il resto». Qual'è
stata la gara più importante dal punto di vista tecnico quest'anno? «Proprio
quella di Roma, perché per la prima volta è scattato qualcosa in me. I
miei tecnici avevano sempre detto fai così, fai così, perché puoi
farcela ed io lo facevo, a volte riuscivo a volte no, ma senza aver ben
chiaro, senza sentire coscientemente dentro cosa stessi facendo. Da quella
vittoria è giunto 'quel pizzico in più che mi ha fatto sentire e mi fa
sentire tuttora più sicura in me e più matura. Ecco quel che è cambiato
è proprio questo - torna a riflettere Federica Foghetti - prima erano
solo gli altri a dirmi che avevo qualità, ora lo so veramente anch'io» -
e lo dice con molta semplicità, senza alcuna forma di presunzione, perché
ciò di cui parla Federica, sempre molto timida e riservata, è
determinazione, un ingrediente che sembra essersi consolidato in lei. Cosa
manca ancora per un grosso risultato? «La
mia 'solita' equitazione; è la disciplina nella quale non riesco a
sentirmi proprio a mio agio. Senza troppi giri di parole è quel senso di
paura a 'farmi male' forse che ancora mi limita e quindi in allenamento
non spingo quanto invece dovrei. In gara se proprio devo rischiare è
l'unico momento in cui mi 'sacrifico'. Mi consola comunque vedere che
alcuni progressi ci sono stati e quindi continuerò a lavorarci». I
tuoi tecnici e primo fra tutti il vice presidente Mario Zanardi, dopo il
bell'exploit di quest'anno si aspettano grosse cose per la stagione '94. «Sento
di essere sulla strada giusta, in fondo quest'anno non sono salita sul
podio alla finale di Coppa del Mondo, solo perché un ostacolo
nell'equitazione mi ha privata di questa gioia». Una
'nota' diversa dagli altri anni che ti fa pensare piacevolmente a questo
'93 sportivo? «Aver
scoperto intorno a me, tra gli allenatori e le compagne di squadra dei
veri amici. Per la prima volta mi sono sentita molto bene vicina a loro ed
è stato importante», Un'ultima
domanda su questioni tecniche: sei soddisfatta dei nuovi regolamenti
internazionali? «Per
quanto riguarda la gara in un solo giorno è molto bella e mi ci ritrovo;
sono però preoccupata per il tiro ad aria compressa perché tutti noi ci
siamo preparati per anni sul tiro a fuoco. Dovremo ricominciare da capo e
non so quali potranno essere le difficoltà». Cesare Toraldo
Un anno positivo il 1993 per la tua carriera agonistica?
Ti
ci ritrovi in questa descrizione? «So
di essere molto esigente con me stesso e con gli altri; mi
piace questo 'consenso' ed è anche la prova della fiducia che ho ricevuto
quest' anno per potermi gestire sia dal punto di vista sportivo, sia per
esigenze di studio». Una
domanda un po' maligna - quanto ha pesato maggiormente nei tuoi risultati
del '93: il senso di rivalsa per la delusione di non essere stato inserito
nella squadra alle passate Olimpiadi o - come invece afferma senza ombra
di dubbio Pietro Serena - il raggiungimento della tua piena maturità
sportiva? «La prima risposta che sento di dare è che da una parte esiste in me la convinzione che ormai dal 1991, grazie alla vittoria nella finale di World Cup a Roma, avevo raggiunto ed ho raggiunto buoni livelli competitivi; dall'altra, proprio questa consapevolezza mi fa sentire ancora un pizzico di delusione per il 'sogno Barcellona'. Ma non c'è mai stato un giorno in cui mi sia allenato o confrontato in gara con senso di rivalsa, semmai appunto un pizzico di rammarico, ma non rivalsa. Tra l'altro - prosegue Cesare Toraldo quest'anno abbiamo lavorato con molta serenità, tranquillità ed armonia, fin dal primo collegiale in Australia. Sento di aver fatto buoni risultati perché dal 1991 ho trovato in me qualcosa in più sia dal punto di vista tecnico che psicologico. Da Roma in poi sentivo di 'esserci'. Grande merito è da rivolgere anche al cambiamento di regolamenti, con la gara in un solo giorno. Mi sembra che sia la competizione che fa per me, mi piace e mi ci ritrovo». Cosa è cambiato in quest'ultimo anno rispetto al passato? «Forse una sensazione tutta mia: prima sentivo sempre di dover dimostrare i miei livelli prestativi, ora gli altri già si aspettano il massimo da me. E poi è cambiata tutta l'organizzazione dello staff tecnico che ha saputo comunque trovare un 'nuovo ciclo di continuità con l'ottimo passato che abbiamo avuto. E non è poco. Si lavora bene, in condizioni ideali e con professionisti che sono anche amici». Qualche 'diversivo'? «Per quanto mi riguarda ho riscoperto quest'anno il puro divertimento e piacere negli allenamenti di equitazione. Con Cesare Savoca abbiamo fatto nuove esperienze di allenamenti che mi sono piaciuti in modo particolare: molto validi dal punto di vista tecnico, ma che ci hanno fatto anche divertire; ad esempio galoppate in campagna con ostacoli fissi e questo grazie allo splendido impianto e cavalli, messoci a disposizione dalla Scuola Militare di Equitazione di Montelibretti". Il nuovo tiro ad aria compressa ti preoccupa? «È ancora troppo presto per parlarne, mi dispiace solo per questa scelta: la pistola a fuoco è un'altra cosa, più bella la gara ed anche con maggiore suspance e spettacolarità». Barbara
Cardinali Da
Pentathlon Moderno 1993
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